Cicciano: dodicesima asta per ex pastificio Russo

pastificio1modCICCIANO – Il Pastificio Russo ha fatto 12. Dodici come le aste fallimentari iniziate dal 2011 per cercare di vendere la storica struttura di via Nola 62 a Cicciano dove era ubicato l’opificio che ha prodotto ininterrottamente per 129 anni, a partire da fine Ottocento fino al 2009, pasta e biscotti con un marchio conosciuto in tutto il mondo. Un pezzo della storia economica italiana, una leggenda per un paese che non si è più ripreso  dal fallimento e dallo smacco della perdita del marchio ceduto dalla curatela fallimentare al pastificio Garofalo di Gragnano per 1,1 milioni di euro. A metà della prossima settimana ci sarà l’ennesima asta fallimentare (prezzo di partenza 1,49 milioni), la dodicesima dal 21 ottobre 2011. Lo stabile partiva da un prezzo di 7,6 milioni di euro: una svalutazione progressiva e inarrestabile anche perché sono stati venduti nel corso del tempo i macchinari, poi il marchio (nel maggio del 2012). Ora resta solo l’edificio da 19.000 metri quadrati in via Nola diventato un rudere in pieno centro storico. Nessuna offerta è giunta finora alla cancelleria del tribunale di Napoli che ha dichiarato il fallimento dello storico pastificio nel luglio 2009, in seguito alla richiesta di Equitalia di circa 1,8 milioni di euro di tributi non versati con un monte debiti di oltre 39 milioni di euro. Continuano i rumors su eventuali imprenditori interessati alla struttura ma restano per ora solo voci anche perché sullo sfondo per gli investitori resta l’ostacolo di non poco conto rappresento dalla destinazione d’uso dello stabile (verde pubblico attrezzato) e anche perché la struttura, una volta abbattuta, avrebbe degli enormi costi di smaltimento per i rifiuti speciali.  Nelle ultime ore anche l’amministrazione civica di Cicciano attraverso il sindaco Raffaele Arvonio ha reso nota la sua idea sul futuro dell’ex pastificio: “Avremmo voluto comprarlo per creare una villa comunale e un’area parcheggio a ridosso del nostro centro storico. Solo che i costi necessari ad accendere un mutuo per acquisire lo stabile e le spese di smaltimento sono decisamente troppo alti per il nostro Comune. Speriamo – continua il primo cittadino – che lo possa acquistare un imprenditore a cui chiederemo di lasciare una parte destinata al verde per i nostri cittadini, magari cercando di cambiare quando e se possibile i parametri per ora troppo restrittivi del piano regolatore in modo da rendere appetibile questa area che è proprio al centro di Cicciano”. Rassegnato Nicola Ricci, sub commissario della Cgil Campania, che ha fin dall’inizio seguito la parabola discendente del Pastificio Russo: “I lavoratori dell’opificio ciccianese sono tra i più umili di quelli che ho conosciuto hanno sempre protestato nella maniera più civile e silenziosa possibile, senza mai fare barricate e rivendicando il diritto al lavoro. Mi spiace che una città laboriosa e produttiva come Cicciano abbia perso con il fallimento Russo la sua principale forza economica. Tanti lavoratori hanno ormai zero possibilità di tornare a riprendersi il posto di lavoro e attendono da tempo che si realizzi la promessa di corsi professionali della Regione Campania (500 euro al mese per un anno). Sono solo palliativi per chi ha lavorato una vita intera e che è stato dimenticato sia dal governatore Caldoro che dal  governatore De Luca”. Il Pastificio ha fatto 12. Ma a Cicciano non c’è aria di festa. (“Il Mattino” e il giornalelocale.it, 21 settembre 2016)

 

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