Il caso Tufino, il Comune chiude per… credito

TUFINO –  “A far data dal mese di aprile questo ente non sarà più in grado di garantire alcun tipo di servizio, mancando di fatto le risorse necessarie per farvi fronte”. Laconiche, oltre i limiti del drammatico, le parole scritte dal sindaco di Tufino Francesco Tommaso Esposito che fotografa con una relazione inviata a Presidenza del Consiglio dei Ministri, Prefetto di Napoli, Regione Campania e Città metropolitana la situazione del piccolo comune alle porte di Nola. Una situazione gravissima quella contabile e amministrativa in cui versa Tufino a causa del mancato incasso (dal 2002 al 2005 e dal 2011 ad oggi) delle quote di ristoro ambientale oltre che dei contributi riconosciuti dalla Regione Campania negli anni 2008, 2009 e 2010 per lavori pubblici che il comune ha già iniziato, come nel caso della caserma dei carabinieri, e che sono stati solo in piccola parte pagati. Sono 7 i milioni di crediti, interessi esclusi, vantati dall’ente guidato da Esposito che è sull’orlo del tracollo finanziario: “Il comune – scrive il primo cittadino – si trova non solo ad aver deliberato il ricorso all’anticipazione di cassa nei limiti massimi consentiti (1,2 milioni) ma anche ad aver utilizzato tutta l’anticipazione di cassa disponibile: in cassa appena 226mila euro, cifra insufficiente per far fronte alle esigenze che emette al mese con mandati di pagamento per circa 100mila euro tra stipendi per i 23 dipendenti e 12 lavoratori socialmente utili, utenze e servizi”. Fatti i conti è tutto chiaro: la situazione è gravissima. Disperata. Oltre alla paralisi amministrativa preoccupano le conseguenze sulla comunità tufinese che da 20 anni si fa carico del problema rifiuti in Campania per la presenza di due discariche dismesse e di Stir, stabilimento per la tritovagliatura del rifiuti. Ad allarmare sono, poi, anche le conseguenze in termini di ordine pubblico e sicurezza oltre all’impatto ambientale, al peggioramento delle condizioni di vita e di salute, al crollo dell’economia e del valore degli immobili già sopportati da Tufino in questi ultimi due decenni. Da questo baratro il paese potrebbe uscire solo riscuotendo i sette milioni di credito dai suoi debitori: Presidenza del consiglio dei ministri (che deve all’ente 2,3 milioni di euro e uno di interessi), Sapna e Città Metropolitana (che devono 3,8 milioni senza calcolo di interessi) e Regione Campania, debitrice di 574mila euro. A pesare maggiormente è la mancata riscossione dei ristori ambientali istituiti dal Governo nel 1999 per ricompensare i comuni che ospitavano Cdr (oggi Stir) per il danno subito per la presenza sul proprio territorio di impianti dal forte impatto ambientale, sociale ed economico. L’aspetto paradossale della vicenda è che il Governo ha riconosciuto il diritto del comune di Tufino a ricevere il pagamento delle quote di ristoro dal 2002 al 2005 ma ha aggiunto di non poter procedere al saldo perché sinora i Comuni che hanno sversato rifiuti nello Stir non hanno pagato quanto dovuto. “Tufino ha solo pagato un tributo pesantissimo. Ha due discariche e lo Stir, però non ci viene riconosciuto quanto ci è dovuto. Non abbiamo più tempo – aggiunge il sindaco Esposito che ha incassato anche la solidarietà e il sostegno dei consiglieri di opposizione Andrea Esposito e Nicola Di Mauro – siamo preoccupati. Tra poco dovremo fermare tutte le nostre attività che sono già ridotte al minimo. E’ una situazione grottesca che ha superato i limiti della tollerabilità istituzionale. Per effetto del rifiuto delle altre istituzioni a rispettare quanto imposto dalle leggi e dalle sentenze del Tar a nostro favore, Tufino si trova a fare i conti con una situazione al collasso della quale non è responsabile il Comune. Solo un’efficace azione di coordinamento può sbloccare questa impasse e per questo chiediamo un tavolo istituzionale con tutti. Ma non basta solo risolvere la situazione, è necessario anche per il futuro poter garantire i pagamenti nella tempistica ordinaria. Tutto questo – conclude il primo cittadino – per consentire il corretto funzionamento degli uffici, dell’erogazione dei servizi per evitare altri contenziosi che comporterebbero poi altre spese”. Un vero e proprio incubo tra sentenze, crediti, ricorsi e carte bollate con un paese di 3400 anime che rischia di scomparire dopo essere diventato la pattumiera della Campania. Cornuti e mazziati. (Il Mattino, 12 febbraio 2016)

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