Cicciano, il paradosso della città della pasta

pastificiorusso1C’era una volta. C’era una volta un paese dove si producevano la pasta e i biscotti della salute conosciuti in tutto il mondo. Lì ognuno aveva un familiare che ci lavorava. C’era una volta un mulino diventato pastificio con 129 anni di storia e che viveva felice e sognante. Ma questa non è una storia a lieto fine. E’ una triste storia. E’ quella del pastificio Russo di Cicciano. La sua struttura, dismessa dal 2009, oggi è un monumento al degrado nel pieno centro della città in via Nola, 62. In attesa spasmodica dell’acquisto da parte di qualcuno che possa cambiare qualcosa, che possa mettere fine a una situazione che peggiora giorno dopo giorno, anno dopo anno. Il prossimo mese di aprile ci sarà l’ennesima asta fallimentare (prezzo di partenza 1,49 milioni), la dodicesima dal 21 ottobre 2011. Sei anni fa lo stabile, secondo le stime della curatela fallimentare, valeva 7,6 milioni di euro: una svalutazione inarrestabile anche perché sono stati venduti nel corso del tempo i macchinari, poi il marchio (ceduto nel maggio del 2012). Ora resta solo l’edificio da 19.000 metri quadrati in via Nola ridotto in uno stato pietoso. Nessuna offerta è arrivata sul tavolo della cancelleria del tribunale di Napoli che ha dichiarato il fallimento dello storico pastificio nel luglio 2009 in seguito alla richiesta di Equitalia di circa 1,8 milioni di euro di tributi non versati con un monte debiti di oltre 39 milioni di euro. Un marchio nato nel 1880 dall’intraprendenza della famiglia Russo, nel 1927 la prima produzione di pasta artigianale con un trend di crescita costante che ha fatto conoscere il brand in Campania, in Italia e nel mondo. Nel 1948 arriva la produzione artigianale e poi industriale di biscotti. Nel 2001 lo storico passaggio dalla famiglia ciccianese al gruppo Maione: ma dopo un iniziale incremento delle vendite comincia la discesa culminata nel fallimento. Molti restano scettici sulla possibilità che qualcuno, a parte rumors che sono rimasti voci in questi anni, possa avanzare un’offerta vista la situazione attuale poiché il sito avrebbe come unica destinazione d’uso quella di verde pubblico attrezzato, in quanto lo stabile in disuso non rientrerebbe nei parametri del piano casa e anche perché la struttura, una volta abbattuta, avrebbe degli enormi costi di smaltimento per i rifiuti speciali.  E’ nato anche sul popolare social network facebook un gruppo che conta oltre 400 iscritti per chiedere alle istituzioni di far qualcosa per bonificare l’area diventata del corso degli anni una topaia. Per ora siamo nel campo delle idee. Ma Cicciano vive anche un altro paradosso: il nome della città sui pacchi di pasta compare ancora, eccome. Ma è solo sulla carta. Tre marchi di pasta sono presenti sugli scaffali e sulle tavole di tutta Italia: Pasta Russo di Cicciano, Pasta Mascolo e Pasta Nicola Russo. Il primo con la confezione originale rossoblù (i colori della città) e il tradizionale marchio rilevato all’asta dal pastificio Garofalo (per 1,1 milioni) nel 2012 che ha sede e produzione a Gragnano, storica rivale di Cicciano a cui contendeva il nome di città della pasta. Pasta Mascolo, invece, è guidata da imprenditori ciccianesi puri con sede amministrativa a Cicciano ma con produzione e confezionamento a Mazara del Vallo (Trapani, Sicilia) mentre Nicola Russo (della famiglia degli ex fondatori e proprietari dello storico opificio) ha sede, cuore e anima a Cicciano ma con una parte della pasta (formato lungo) che nasce fisicamente in uno stabilimento a Boscoreale. Della pasta di una volta nemmeno il profumo:  c’è solo il nome accompagnato dai ricordi di quello che fu e che non più stato.  C’era una volta Cicciano, il paese della pasta. (Il Mattino 17 marzo 2016)

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