‪‎Capocchione‬, storia a lieto fine del cane strappato ai combattimenti

Lo hanno chiamato Capocchione. Un nome che ispira simpatia e dolcezza e che lascia trapelare  l’indole ribelle di una creatura usata, abusata e poi abbandonata dall’uomo. Un cane destinato a morte sicura dopo che i suoi padroni- carcerieri-sfruttatori lo hanno lasciato al suo destino sul ciglio della strada delle campagne tra Cimitile e Camposano che portano alla superstrada che si trova nella zona del centro commerciale Vulcano Buono , a due passi dall’imbocco per la  strada statale 162. Non serviva più,  Capocchione,  alle persone che lo avevano sfruttato fino all’ultima stilla di energia e vigore per i combattimenti clandestini con altri cani. Troppo vecchio, troppo debole o troppo logoro per i suoi aguzzini per poter ancora essere un cane che combatte coi suoi simili in sanguinosi e inaccettabili “incontri” e lasciato quindi al proprio amaro e tragico destino come un oggetto che non serve più. Spossato, denutrito, acciaccato e con gli occhi spenti di chi è stato abbandonato, di chi non serve più e magari aspetta e invoca la morte: così lo hanno trovato gli agenti della polizia di Nola prima che fosse investito da un motociclista. Ad accorgersi della presenza di quel cane denutrito sono stati due agenti del commissariato di Nola, che lo hanno notato durante un pattugliamento di routine in quella periferia meta perlopiù di prostitute e incivili che abbandonano rifiuti. L’animale era frastornato e in un primo momento agli agenti è apparso subito aggressivo, reminescenze dell’addestramento duro e spietato con cui è stato forgiato come cane da combattimento. E’ stato prima dissetato e poi nutrito dai due poliziotti che hanno chiamato e atteso l’arrivo dell’ambulanza veterinaria che ha prestato le prime cure al cane. Capocchione, dopo una iniziale resistenza con i medici, si è progressivamente calmato anche grazie alle amorevoli cure degli uomini in divisa che sono riusciti a farlo salire sul mezzo senza corde, ma solo con la rassicurante voce umana. I veterinari hanno scoperto sulla pelle di Capocchione profonde ferite al muso ed al collo, tipiche dei cani azzannati dai loro simili durante le gare clandestine, ed un comportamento rabbioso consueto negli animali che dall’uomo hanno ricevuto solo violenza e catene corte. Ora è in affido presso un canile di Cicciano, in attesa di un microchip e di una famiglia viene coccolato dagli agenti che lo hanno salvato da sicura morte. La polizia sta indagando sulla sua provenienza per capire dove si svolgano i combattimenti tra cani e chi tenga i fili di questa pratica rivoltante ma remunerativa per la criminalità. Una pratica che per Capocchione finalmente è solo un ricordo: per lui il destino ha in riserva  una seconda vita. (Il Mattino 13 aprile 2016)

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