Cicciano, regaliamoci un sogno D…i mezza estate

 

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Serie D. Quarta Serie. E’ bastato dire due paroline per riaccendere l’interruttore dell’entusiasmo, del tifo, della passione smisurata per il calcio a Cicciano. Una città che ha sempre fame e non ha dimenticato quell’unica fantastica esperienza del campionato 1984-85 quando terminò  al sesto posto assoluto davanti a compagini come il Savoia, l’Acerrana, il Pomigliano, il Fasano nel primo anno di Diego Armando Maradona a Napoli.  Un ricordo indelebile del tempo che fu con una squadra da sogno che faceva sognare un’intera città che affollava il tempio del Magnotti. La città si identificava nel biancorosso dei colori sociali e la domenica era comunque sempre una festa.  Trent’anni dopo riecco la città a sognare con la sua squadra. Molte cose sono cambiate: non ci sono i soldi di una volta e lo stadio è (ahimè) sempre lo stesso. Ma c’è la passione di Paolino Coppola, il giovane presidente che ha ripreso il Cicciano dalle ceneri e lo ha riportato all’Eccellenza calcistica. Nonostante le difficoltà nonostante gli ostacoli di ogni natura. Ora per tornare nella serie D (ex Interregionale) ci vogliono 50mila euro per l’iscrizione, 50mila euro per poter dire sì a un sogno di mezza estate che potrebbe far sognare per un anno intero (e oltre). La serie D rappresenterebbe la nemesi storica per una squadra che non ebbe (sempre per problemi economici, accidenti) la possibilità di continuare un percorso in quella serie guadagnata negli anni e confermata alla grandissima sul campo. Ora quella porta, ancora socchiusa, si riapre con il titolo in vendita del Vico Equense. E la serie D potrebbe essere per imprenditori e città una vetrina, un’occasione importante per rinascere e far ripartire la nostra economia. Al Magnotti (si spera) potrebbero scendere il Foggia dei miracoli (13 volte in serie A e 27 in B), il Taranto (31 partecipazioni in B, 44 in serie C), il Cosenza (19 gettoni in B, 42 in C) la Casertana (2 presenze in serie B e 35 in C),  il Licata (due presenze in B), la Torres che fu di Zola (44 volte in serie C), il Sora, il Brindisi, il Matera, il Savoia, i “cugini” del Nola, la Pro Cavese, il Città di Messina. Brividi solo a pensarci. Ora però è il momento di crederci e fare quadrato, squadra e soprattutto economia intorno al presidente e alla società che ha bisogno di denaro fresco ed energia rinnovabile per passare dal sogno alla realtà. Azionariato popolare? Imprenditori mecenati? Basterebbero 10 euro da ognuna delle quasi 4mila  famiglie a Cicciano per avvicinarsi alla somma del salto. E’ l’ora del passaparola, perché lo sport deve unire: ditelo a casa, telefonate ad un amico, mandate un sms a chi non lo sa ancora, postatelo su facebook, parlatene nei bar, discutetene dal barbiere, confidatelo alla vostra donna, raccontatelo ai bambini. Tutte le strade sono aperte e sono buone. Bisogna crederci e stare uniti e remare tutti dalla politica alla frangia estrema del tifo passando per tutte le realtà sportive della città nella D…irezione agognata. Nessuna invidia, nessuna gelosia. Solo amore. Quello biancorosso che per un tempo è stato il vessillo insieme alle nostre industrie di una città rampante, ruggente che voleva apparire ma anche essere. Grande. E lo è stata. Travolta poi da crisi e tutto il resto. Ma ora ecco che arriva una nuova occasione. Questa volta sotto forma di sport, la metafora giusta per dare un calcio al passato e abbracciare forte il presente costruendo un futuro che possa andare oltre i confini di un sogno. Per una volta non è importante quale percorso scegliere – tutti sono buoni – ma l’obiettivo è di tornare nel campionato che ci fu tolto 30 anni fa. Ora regaliamoci un sogno. Yes, Cicciano can.

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