Un Consiglio fuori dal…Comune

consiglio

Svegliarsi 215 giorni dopo. Dalle dimissioni alla presentazione. Dall’addio al benvenuti. Dalla foce alla sorgente. Pensando che tutto è cambiato (nelle intenzioni e nella teoria senza dubbio). Il consiglio comunale di insediamento di Raffaele Arvonio è una pagina nuova del libro mastro della politica cittadina. Già la scelta del contestato, e chiuso fino a lunedì scorso, centro Nadur nel bel mezzo del quartiere popolare Iacp che ha deciso in passato l’esito elettorale è un indirizzo chiaro della nuova barra di comando. Riprendere le cose belle e importanti (e costose) della città e riportarle in uso per la vita pubblica. Un teatro dei sogni politici di “Paese Futuro” e di quelli che hanno sempre amato questa struttura dedicata ai gemelli maltesi apre il secondo mandato del 29enne biologo ciccianese, non più figlio d’arte ma legittimo (vista la larga vittoria) successore di se stesso. Una struttura piena fino all’inverosimile per assistere con curiosità scimmiesca frammista a bramosia alla presentazione della nuova squadra di governo varata dal primo cittadino e al comportamento dell’opposizione consiliare. La folla è quella da stadio. I cori e le contestazioni anche (troppo). Ovazioni e fischi si susseguono per tutti i 180 minuti della durata del civico consesso: un inizio che fa pensare a come la città sia interessata alla sua polis. Ma non è un’eccezione che ci sia il pienone alla prima dell’amministrazione, bensì la regola. Come regola diventa che al terzo consiglio le bandiere, il tifo e anche i contestatori scelgono di fare altro. Agli sgoccioli della primavera che cede il posto all’estate e al suo caldo torrido (fin troppo nel centro) Raffaele Arvonio ringrazia ancora una volta il 70% dell’elettorato che ha creduto al suo programma, alla sua squadra quasi completamente rinnovata, alle sue donne di polso e anche (forse soprattutto) che l’ex sindaco era stato ostaggio del “mostro” a due teste Pdl-Udc che ha subito e in maniera esponenziale prosciugato l’operatività di Rilanciamo Cicciano, piuttosto invece rilanciata, visti i risultati e le aspettative, nel baratro. Cosa è cambiato rispetto a 18 mesi fa? Tutto o quasi. Nel 2011 Raffaele Arvonio si presentò in Consiglio con 4 assessori su 5, senza attribuire le deleghe e leggendo alla città il programma elettorale e non le linee programmatiche di governo. Una partenza difficile diventata con il tempo che passava un arrivo impossibile. Un tourbillon di assessori (11, anche esterni), due presidenti del consiglio comunale e l’epilogo con le dimissioni pubbliche. Un disastro. Diciotto mesi dopo squadra al completo, comprese le deleghe ai consiglieri comunali, linee programmatiche e apertura (rifiutata) alle opposizioni. Un discorso di insediamento (e contestuale giuramento) simile al suo primo del giugno del 2011 dove ha parlato di come il rappresentante di “una parte politica svesta i panni di candidato per rivestire i panni di primo cittadino al servizio della città e di tutti i cittadini, anche di quelli che non hanno votato il suo programma elettorale augurando all’opposizione di essere leale e costruttiva”. Gli Arvonio’s Eleven parlano di risparmi, di privatizzazioni, di far ripartire il (para) carro dell’economia finito nel solco dell’immobilismo e delle guerre intestine, di andare incontro alla città, di riconsegnarla ai ciccianesi colpiti come tutti dalla piovra della crisi. Una politica economica cittadina che non usi la leva fiscale, in pratica la promessa solenne (e pubblica) di non aumentare le tasse ai cittadini. Applausi. Bene, bravi. Il treno amministrativo costruito vagone per vagone, non senza difficoltà, sembra sul binario giusto. I mugugni per qualche delega non assegnata assorbiti bene, quasi col sorriso. E anche il ruggito quando la designata (dalla maggioranza) Felicia Delle Cave rinuncia all’incarico da vicepresidente del parlamentino cittadino. Paese Futuro pensa e poi decide di tenersi per sè anche questa carica andata poi a Veria Vassallo (altro mugugno in maggioranza, questa volta non nascosto tanto bene). Il pubblico fischia e rumoreggia il “braveheart” Giovanni Capolongo che parla nonostante il rumore (non convenzionale e non istituzionale) e le continue e inascoltate reprimende della fascia tricolore dicendo: “Non mi faccio mica intimidire”. Altra bordata di fischi e improperi vari (ancora meno convenzionali e per niente istituzionali). L’opposizione si spacca in due gruppi (per fare più interventi in consiglio) togliendo a Giuseppe Tarantino il nome di Uniti per Cicciano lasciandogli il nuovo Una promessa per Cicciano. Una opposizione che fa gli auguri di rito promettendo collaborazione ma che annuncia, come di rito, battaglia su tutti i campi fino alla Corte dei Conti se le cose non dovessero andare verso il bene della città. Non fa una grinza. E’ il gioco delle parti. E il ritardatario Giuseppe Tarantino bacchetta i mondi collaterali che hanno appoggiato Arvonio (imprenditori, associazioni) durante una campagna elettorale annunciata equilibrata e finita in gloria per il sindaco e la sua lista. L’opposizione nonostante i sorrisi tradisce anche la rabbia per un nemico invisibile (assente in aula) che dal 2002 ha inciso nelle quattro elezioni che si sono susseguite in città. Quel Giuseppe Caccavale assente nella campagna elettorale, prima mentore, poi amico di merenda ora personaggio rinnegato, da sindaco erede di Rosario Castoria a primo cittadino degli anni bui della Cicciano decadente degli anni post 2000. Una critica che indispettisce il pubblico che vuole pensare al futuro, a un domani sempre più difficile per le proprie famiglie e per le proprie imprese che non possono nutrirsi nè di entusiasmo, nè di promesse, nè tantomeno di acrimonia, ma solo di certezze, di piccoli passi in avanti ma concreti in una città che ha saputo dilapidare risorse economiche e lasciare scappare cervelli che sarebbero serviti in questo momento di bisogno. E l’elezione a presidente del Consiglio di un emozionato Antonio Amato che fa dedicare un minuto di raccoglimento a un militare italiano deceduto in Afghanistan passa quasi sotto silenzio. Il Consiglio finisce in gloria anche perchè dopo in piazza Mazzini è festa grande per Paese Futuro. Ma parafrasando gli interventi degli assessori il tempo delle chiacchiere è finito. E’ l’ora dei fatti. E delle critiche. Che il cambiamento non sia una mera sostituzione di uomini. E’ la politica, bellezza.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...