Presi per Cul…tura, il turismo nolano è un pianto antico

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“I beni culturali sono tutti i beni designati da ciascuno Stato come importanti per l’archeologia, la letteratura, l’arte, la scienza, la demologia, l’etnologia o l’antropologia; si contrappongono, per definizione, ai “beni naturali” in quanto questi ultimi ci sono offerti dalla natura, mentre i primi sono il prodotto della cultura dell’essere umano”.  Questa la definizione dei beni culturali su Wikipedia. Eh già, archeologia, arte, antropologia. E utilizza un aggettivo: importanti. E poi pensi che essendo nell’area “apud Nola” dove morì l’imperatore Augusto e dove tante civiltà prima avevano vissuto e pasciuto in questa (ex) parte della Campania Felix….. immagini chissàccheccosa. Invece…. poi macini chilometri su chilometri in auto, interminabili e perigliose camminate in montagna, sprezzanti acrobazie per aggirare ostacolini, parcheggi in maniera  avventurosa per rubare un’immagine e ti resta…..nulla.  Solo una colossale e quotidiana presa per la cul…tura perchè se tieni gli occhi aperti la bellezza è intorno a te. Terra, pietre e persino l’aria trasudano la storia, la leggenda, il mito di una terra bellissima ma che da tempo, come una donna d’alto bordo, non sa indossare il suo abito migliore dimenticando progressivamente le buone maniere e lasciandosi andare sotto la sabbia delle clessidre del tempo che passa, inesorabile. E se, come frase fatta, c’è “Vedi Napoli e poi muori” qui si può tranquillamente dire “Vedi il Nolano e poi ti incazzi”. Qui il turismo è un’utopia nemmeno tanto bella, è un (altro) modus per autocommiserarsi per quello che potrebbe essere e non è. E quindi accuse dirette alla politica che non sa organizzare, alle Soprintendenze che non hanno fondi, ai turisti che preferiscono andare all’estero. Un rosario di scuse che hanno poco di preghiera e molto di lamento. Una cantilena, una filastrocca senza rima. In teoria tutto è possibile, in pratica diventa nulla. E così gli appassionati, le volenterose guide e qualche turista testardo si muovono,  ma è solo una noce nel sacco dell’indifferenza. Il nostro tour comincia a Castel Cicala (di proprietà della Curia di Nola) dove la leggenda narra della nascita del filosofo Giordano (nato Filippo) Bruno in un giorno del 1548. Un posto incantevole da togliere il fiato che domina tutta l’area e che tutta l’area vede come uno zenit. Arriviamo al cancello, dopo aver fatto gimkane tra i rifiuti della strada che ci porta sulla collina, e lo troviamo chiuso. Con noi due fidanzati che, visto l’ostacolo, rinunciano e si mettono in auto a parlare… noi dobbiamo lavorare e passiamo attraverso un cantiere senza insegne. Con facilità irrisoria (tranne per chi ha scelto scarpe non adatte) entriamo per fare le foto e restiamo incantati. Incantati dalla bellezza del posto e quando scatto la foto a una feritoia dove il sole tramonta penso alle foto fatte in Messico o a quelle viste su guide che parlano di Stonehenge o di altre amenità diventate Patrimonio Unesco. Poi altro muro per fare la foto a una torre e incontrare un contadino dall’aria gentile e dai modi burberi e spicci  che mi chiede: “Che fai? Perchè fai le foto? Chiamo la polizia?” Nessun dubbio, diamo fastidio e dopo aver notato un graffito moderno su un portone antico dichiariamo conclusa la prima giornata. La seconda parte da Roccarainola, la città dei ristoranti ma dalle bellezze incredibili. Qui ci sono beni culturali e naturali. Dopo un sentiero (diciamo così) con tanto di steccato e profilattici e buste e scatoli di pizze e bottiglie e….arriviamo  alla grotta paleolitica che si vede fin dal Comune. Poche scale di pietra per cadere nella fantasia (non troppo perchè un motosega è al lavoro) e sentirsi come Ryu il ragazzo delle caverne immaginato in un cartone animato. L’umidità che colora le pareti, due cavità che sembrano occhiali per scrutare quella valle moderna sottostante. Nessuna indicazione, nessun cartello: solo le indicazioni telefoniche di un gentile sindaco e i ricordi di una coppia di sposi che veniva a limonare e rilassarsi lontano dalla pazza folla. Poi con le scarpe nuove (sporcate per l’occasione) e dopo aver prosciugato una bottiglia di minerale per l’arsura quasi estiva della giornata si va verso Cimitile, la città delle Basiliche dopo essere passati per il monumento funeraio del I secolo avanti Cristo a Cicciano ormai diventato tuttuno con la vegetazione. Arriva il gentile custode (dipendente comunale) che ci avvisa che il complesso dove avrebbe risuonato la prima campana della cristianità sta per chiudere: allora altre foto (ci siamo già stati in tante occasioni) e acquisto di una guida comprata a 3 euro (a prezzo di costo dice il signor Felice). E’ qui che incontriamo 4 – sì 4 – turisti del Nord che visitano i luoghi cari a San Felice. Pranzo al Vulcano (quello…Buono) e tappa a Nola, la città dei Gigli, Arte e Cultura (sic!). Cominciamo da sott’acqua: in via Croce del Papa c’è il villaggio preistorico, la Pompei dell’antichità….dei giornali, dei libri, delle riviste, dei progetti, dei sogni resta solo il tetto artificiale di una delle capanne che, forse per dirla tutta, “stavano meglio sottoterra”: inutile ci vorrebbe un’idroguida. Poi si va alla ricerca della zona archeologica di via Saccaccio (il Saccoccio è un’altra cosa) che si trova in una traversa saltata più volte e dove una signora si preoccupa di stendere i panni e delle manovre della nostra autouring senza rendersi conto che sta – senza volerlo sia chiaro – pulendo anche pezzi di storia. Chiediamo: sarà aperto? Solo un cartello, spiegazioni sommarie, domanda retorica. Poi passaggio al monumento funerario di via Torricelle con di fronte un’auto smontata che (s)bilancia la storia antica e l’ingegneria moderna…. per arrivare all’Anfiteatro. Altra perla nolana dove i dipendenti (cordiali e simpatici anche perchè ci fanno entrare…) di una ditta che lavora per la Soprintendenza stanno ripulendo il sito dalle rigogliose erbacce che quotidianamente crescono. Cammini per i sentieri e pensi a come doveva essere popolato all’epoca con i gladiatori, le fiere e il pubblico che pagava chiedendo in cambio un tributo di sangue nascosto sotto il nome di giochi. Via da Nola per un’ora per visitare Casamarciano. Altro paese con bellezze incredibili che ti lasciano senza fiato ma con la fottuta rabbia di urlare a quanto si calpesta con la miopia, con la grettezza perchè, si sa, i monumenti non votano….Ai resti della chiesa di  di San Clemente ci sono due anziani che si godono fresco e pensione mentre salendo fino a quello che doveva essere una cappella restiamo incantati da affreschi che tra poco saranno solo un ricordo (con tanto di rimorso). Poco più in là la chiesa di Santa Maria del Plesco. E’ privata e quindi può restare chiusa ma è troppo bella per vederla ridotta così male….con un giardino meraviglioso che si intravede da sotto. Invece di sera “ncopp o Castello” (come dicono da queste parti) diventa parco dell’amore con tutte le prove del caso sparse qua e là.  Risaliamo in macchina consumando un’altra bottiglia di acqua e ritorniamo a Nola e con esattezza al Museo Archeologico. Trovato il parcheggio (non a pagamento…) entriamo e chiediamo di poter fare il  biglietto. I tre dipendenti presenti sorridono, prendono due guide, due depliant e ci dicono: “Qui non si paga”. Meravigliati della meraviglia entriamo accompagnati da Angelo Martino, gentilezza e competenza che ci guida annunciandoci la durata della  visita nei tre piani della struttura di via Cocozza. Entriamo nella zona delle Pomici di Avellino e la storia la vediamo attraverso cartelli e vetri trasparenti. Tutto organizzato e catalogato nei minimi particolari, niente lasciato al caso. Un vero museo, insomma. Non per quello che vediamo ma per chi non vediamo. Oltre a noi, nessun visitatore (eppure la giornata era di quelle da turisti) con  il nostro “Cicerone” che snocciola storia e aneddoti come quando si sta davanti a un buon caffè. Passiamo (e non lo vediamo) davanti all’idolo (statua femminile di 10 centimetri) simbolo del villaggio nolano: uno spettacolo vederlo e un sogno immaginare nei racconti di Angelo cosa fosse: Una divinità? Una nobil donna? Un alieno? Dove non c’è la storia, la fantasia fa il suo corso e ognuno pensa quello che vuole. Poi risalita agli altri piani dove c’è il Dionisio giovane: frotte di turisti armati di macchina fotografica a Tokyo per immortalarlo e nessuno a Nola nemmeno a vederlo (magari qualcuno sarà andato in Giappone a pagare museo e viaggio…). All’uscita firmiamo sul registro (due visitatori in giornata…e siamo noi) e scriviamo il nostro commento scoprendo che tante persone da diverse parti del mondo hanno visto il museo ma che in pochi in questa zona lo hanno visitato o peggio ancora ne conoscono l’esistenza. E finisce la seconda giornata di tour che riprende da San Paolo Bel Sito dove il sindaco Manolo Cafarelli lascia il fumante piatto di spaghetti per aprirci il parco archeologico cittadino. Bella l’idea ma quando vedi quel cancello immagini quante meraviglie e devi “accontentarti”  di una sola capanna ricostruita benissimo con tante cose ancora sottoterra e con la spiegazione che qui nascerà un polo didattico che sarà in rete con le altre bellezze del posto.  Salutiamo il primo cittadino e andiamo a Roccarainola, ultimo posto che visitiamo grazie alla cortesia del sindaco Raffaele De Simone e del vigile (“scelto” per  l’occasione) Luca che ci  fa arrampicare sulla collina di Cammarano dove di recente sono stati scoperti i resti di una chiesa di età altomedievale e di sepolture risalenti a 1500 anni fa. Se fossimo a Malta ci sarebbero indicazioni fino alle pietre che si vogliono visitare, qui ci siamo affidati alla cortesia delle istituzioni. Anche qui ti manca il respiro (fa pure caldo…) per quello che calpesti e la passione dell’accompagnatore che parla della bellezza di quanto trovato. Scendiamo dalla collina e torniamo a valle. Nel Nolano di tutti giorni. Quello che ha il pane e non tiene i denti. Proprio nella settimana del Fai, il Nolano fa schifo.

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5 pensieri su “Presi per Cul…tura, il turismo nolano è un pianto antico

  1. L’unico sito che sopravvive nel nolano all’ıncuria é ıl monastero dı Sant’Angelo in Palco perché affidato ai privati. Ecco: privatizziamo i beni culturali visto che per la Sovraintendenza nazionale una chiesa dell’alto medıoevo ın pıu’ o ın meno non fa differenza ma per una cittadina é fondamentale…

  2. Le parole che ho letto esprimono esattamente quello che provo ogni volta che anche solo passo davanti ad uno di questi siti spettacolari (o,meglio,che potrebbero esserlo!)…rabbia e frustrazione,come terrona e soprattutto come indigena!
    Se queste meraviglie si trovassero altrove,sarebbero adeguatamente valorizzate…sono qui,ignorate e peggio ancora vandalizzate!
    Per non parlare dell’ignoranza e della stupidità delle istituzioni,col turismo arriverebbero anche tanti soldini….ci avete mai pensato?!?!????

  3. salve ,si in tutti quei posti sottolineati mi trasmette il stesso schifo che trasmettono i responsabili rapresentanti .i bei luoghi visitati rapresenda lagro nolano in tutta la sua integrita culturale

  4. in se stesso amare e bello , la soddisfazzione di ogniuno piantarne una sua parte e curarla , fin alle nostre radici ci e stata insegnato anche nellignoranza ma tutta quella diplomazzia dove ci continua a portare ….. pensiamoci……un pochino. a prestooo.

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