E….lezioni a Cicciano, le affinità elettorali e il candidato (ap)peso al voto

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Le lancette degli orologi ora girano più veloci del solito. Le pagine dei calendari si strappano con più facilità. I caffè si stanno moltiplicando fino quasi all’overdose da caffeina e le riunioni diventano sempre più lunghe fino  a quelle che sono le ore piccole. Cicciano freme (quanto freme…) per le elezioni dei prossimi 26 e 27 maggio che eleggeranno il quarto sindaco in poco meno di 11 anni. Dopo tre scioglimenti consecutivi (due per dimissioni di 11 consiglieri nelle due gestioni Caccavale, l’altra per quelle del primo cittadino Raffaele Arvonio) la città si aspetta una legislatura “normale” con una maggioranza stabile e non umorale, con una giunta che lavori e che non aspetti tempo. Tutto – come sempre succede – è ancora in alto mare per quanto riguarda accordi, alleanze, liste. Quello che conta in un momento non conta il minuto dopo. Ci troviamo ora nella fase che somiglia tremendamente a quando ci sono i Mondiali o gli Europei di calcio e tutti si sentono i commissari tecnici della Nazionale. Oggi sono tutti primi cittadini, più in là – con il tempo che diventerà un fattore determinante – saranno tutti assessori, poi quasi allo scadere del gong la “grande fuga” per “acchiappare” un posto da consigliere comunale. E poi ora, con l’obbligo della rappresentanza femminile, in un paese tradizionalmente “misogino” le trattative sono ancora più complesse. Una cosa però sembra certa: non ci sarà alcuna “superlista” come quella del 2011 che portò il giovane deb della politica Arvonio a vincere le elezioni. Questa volta nella Pdl sembra esserci stata una resa dei conti definitiva: dopo un manifesto pubblico di ringraziamento dove tutti erano insieme appassionatamente c’è stata una successiva fuga dal documento con tanto di prese di posizione su profili facebook e sui muri cittadini dove quelli che sembravano accordi fatti e alleanze ritrovate sono ridiventati muri da non scavalcare. I soliti nomi: quelli dell’usato sicuro (Giuseppe Caccavale), quelli seminuovi (Salvatore Russo), quelli a chilometro zero (Raffaele Arvonio), quelli delle nuova offerta (M5S) con diversi pezzi da 90 (parliamo di voti) su piazza o da piazzare in attesa (o in trattativa fa lo stesso) di cambiare volto e sorti agli schieramenti che verranno. Il “fosso” dei leoni politici vive h 24 questo periodo attenzionando telefonate, chiacchiere, sguardi e persino saluti, tutto analizzato nel minimo dettaglio manco si fosse alla Cia (o sì?). Ognuno appartiene a se stesso, è vero, ma a Cicciano la cosa cambia: qui ognuno appartiene a qualcuno (parentela o favori fate vobis) e quindi tutto diventa doppiamente difficile e comporre una lista senza spaccare famiglie, dividere gruppi, rovinare amicizie o rompere altro è un’impresa titanica al punto che si sta insieme – la storia insegna ma non impara affatto – per affinità elettorali. Quelle elettive lasciamole a Goethe. Qua servono i voti perché ogni uomo, pardon ogni candidato, “pesa” per quanti voti porta in dote e con il vecchio abaco si fa la somma dei voti aggiornata giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto con strettissimo  margine di errore. Poi fatta la lista tutto è pronto o quasi nulla: e come sempre arriveremo a meno di un secondo del mezzogiorno del sabato della presentazione delle liste. Ma non ci vogliono i programmi per convincere i cittadini a scegliere una formazione piuttosto che un’altra? Ah sì si dicono in molti: ma quelli votano? La famiglia è grossa? No, quelli servono a governare. Ma dove a Cicciano? Puah. Nel paese della campagna elettorale perenne, dove costruire una lista e scegliere un candidato sindaco è infinitamente più difficile che costruire un palazzo solo con corda e sassi, il programma è una promessa che non si può mantenere semmai un’ottima scusa per strappare un assessorato o mandare in frantumi un esecutivo. Perché da sempre “comandare è meglio di fottere” ma se le cose non dovessero andare come previsto, fottersene (del paese) sarà comunque meglio di comandare. Siamo a Cicciano, il paese che non vuole chiedere mai di votare. E poi lo fa una volta all’anno.

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Un pensiero su “E….lezioni a Cicciano, le affinità elettorali e il candidato (ap)peso al voto

  1. buongiorno a tutti mie compaesani votate dove vi porte le vostre intenzioni, e giusto cambiare ma dovete decidere voi e non gli altri, il mio cuore e rimasta a cicciano .

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